Una perturbazione disastrosa

Non si verificava un evento simile dal lontano ’66, quando l’Adige allagò la città di Trento

 

Una delle più tristi pagine della storia meteorologica del Trentino-Alto Adige. Smottamenti, esondazioni e interi boschi rasi al suolo sono i fenomeni che hanno messo in ginocchio da nord a sud la nostra regione, come non si osservava da 74 anni. Un evento mastodontico dal punto di vista delle precipitazioni, che fortunatamente è stato anticipato da un periodo secco.

Mediamente sono precipitati 250 mm, l’equivalente di circa 2 mesi di pioggia.

I CORSI D’ACQUA

Sono stati parecchi i corsi d’acqua ad incutere timore. In primis il Brenta, che dopo aver invaso un’ampia area agricola (causando grossi danni ad una piscicoltura e ad un’avicoltura) ha terrorizzato i cittadini di Borgo a causa del suo livello da record, obbligando i Vigili del Fuoco a rimuovere un ponte per permettere al fiume di passare. Presso la stazione dell’Ufficio Dighe (TN) a Grigno, ha raggiunto una portata di oltre 750 metri cubi al secondo.

L’Adige esondato

Anche l’Adige non è mai stato così alto dal maledetto 66. Il picco massimo è stato raggiunto questa mattina verso le 6:30 quando a Villa Lagarina la portata ha sfiorato i 2000 metri cubi al secondo, costringendo la Protezione Civile ad aprire, dopo 16 anni dall’ultima apertura d’emergenza, la galleria Adige-Garda per evitare inondazioni drammatiche a sud della stessa (Verona al limite già nel giorno precedente). Ciononostante sono state allagate parecchie aree coltivate adiacenti all’alveo fluviale, sia in zona Rovereto sia più a sud.

 

 

Per quanto riguarda il Sarca, i problemi più grossi si sono registrati

Lo sbocco nel Lago di Garda dello scolmatore artificiale Adige-Garda

nella notte tra lunedì e martedì, a causa del Bacino di Ponte Pià che non poteva più trattenere le impetuose acque in discesa dalla Val Rendena. Tra Dro ed Arco il fiume è fuoriuscito parzialmente causando alcuni disagi nelle campagne limitrofe e nella zona di Torbole ha invaso la ciclabile, costretta ad essere chiusa immediatamente. Il Ponte di Arco è rimasto sotto stretta sorveglianza per tutta la notte dai Vigili del Fuoco volontari.

 

L’Avisio e il Fersina si sono ingrossati a dismisura mettendo in allerta l’intero capoluogo. L’Avisio avrebbe potuto aumentare la portata dell’Adige favorendone un esondazione, mentre il Fersina sarebbe potuto esondare all’interno della città stessa.

Il Noce grazie all’enorme bacino artificiale di Santa Giustina non ha creato nessun problema, se non a monte, dove è esondato nei punti più stretti.

Tante disgrazie fortunatamente evitate grazie alla gestione perfetta delle reti idriche di tutta la regione.

 

 

GLI SMOTTAMENTI

La tragica frana a Dimaro (Val di Sole)

La tragica frana a Dimaro (Val di Sole)

Ma non solo i fiumi ed i torrenti hanno causato problemi, a causa delle precipitazioni molto abbondanti e concentrate si sono verificate frane e smottamenti in molte località, specialmente in Val di Sole, nel Primiero, zona Vigolana, Valsugana, Fiemme e Fassa. Purtroppo a Dimaro c’è stata una vittima: il terreno non ha resistito a tutta quell’acqua e parte della città è stata letteralmente investita dalla colata detritica. In Primiero ci sono tuttora paesi isolati a causa di smottamenti che hanno interessato anche le strade, ostacolando i soccorsi. Molte delle zone sopra elencate sono rimaste senza corrente fino a questa sera. Inoltre l’abbondanza delle precipitazioni ha reso l’acqua di alcuni acquedotti non potabile, facendo rimanere i supermercati a corto di acqua minerale.

 

 

Boschi rasi al suolo – Piné

IL VENTO

Ma il grande complice è stato il vento, che in tutta la regione ha soffiato impetuoso, con raffiche localmente fino a 130 km/h nei fondovalle (Miola di Piné: 127 km/h) e quasi a 200 km/h in quota. Ettari su ettari di boschi completamente rasi al suolo dai forti venti sciroccali. Colpite maggiormente le seguenti aree: la zona di Piné, l’Altopiano di Folgaria, la Valle di Fiemme e i boschi adiacenti al Lago di Carezza. Un disastroso danno ambientale in cui si stimano 2 milioni e 800 mila metri cubi di legname abbattuto e un tempo di ripristino naturale di almeno un secolo. Secondo gli esperti si tratta di un forte vento isallobarico, ossia generato dal movimento rapidissimo del minimo depressionario.

 

 

Fiumi in piena e boschi rasi al suolo: scatto emblematico del peggioramento (Predazzo)

Insomma, una grande sberla ad un territorio cosi complesso dal punto di vista orografico e quindi fragile sotto l’aspetto idrogeologico, che nonostante le abbondanti piogge non è andato totalmente in crisi. Sicuramente un ringraziamento va alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco che si sono dati da fare ininterrottamente per agire in soccorso della popolazione.

Categorie: Nowcasting

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